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Hobbes




L'UOMO COME ESSERE NATURALE E CORPOREO:

Hobbes concepisce l’uomo come un essere interamente naturale e corporeo, la cui conoscenza e attività mentale possono essere spiegate solo in termini materiali. La sua dottrina si basa sull’idea che gli individui siano mossi dall’egoismo e dal proprio interesse, vivendo in un costante conflitto.

Secondo Hobbes, ogni conoscenza deriva dai sensi: la sensazione nasce dal movimento degli oggetti esterni sugli organi di senso, trasmesso al cervello, dove produce immagini che, permanendo nella memoria, danno origine all’immaginazione. L’intelletto opera su queste immagini attraverso il linguaggio, collegando i nomi attribuiti alle cose per formare affermazioni e ragionamenti.

Hobbes paragona la ragione a un’attività computazionale simile al calcolo matematico, L su addizioni e sottrazioni concettuali. Questo metodo non si applica solo alla matematica e alla logica, ma a tutti i campi del sapere, comprese le arti e la scienza politica.

SCIENZA E LINGUAGGIO:

Hobbes considera la scienza una costruzione artificiale basata su concetti logici e linguistici, non una rappresentazione oggettiva della realtà come pensava Galileo. L’uomo, secondo Hobbes, non può conoscere le vere cause dei fenomeni naturali, poiché solo Dio è autore del mondo fisico. Di conseguenza, non esiste una scienza oggettiva della natura, ma solo della politica, in quanto creazione umana.

Il linguaggio è la più grande invenzione dell’uomo, fondamentale per la società e lo Stato. Esso consente di trasferire il pensiero in parole e organizzare i concetti. Svolge due funzioni principali: la funzione mnemonica, permettendo di ricordare e richiamare idee, e la funzione comunicativa, attraverso cui gli individui trasmettono il proprio pensiero agli altri.

LE PAROLE COME SEGNI:

Hobbes considera le parole segni convenzionali che svolgono funzioni mnemoniche e comunicative. Esse possono riferirsi a singoli oggetti o a categorie più ampie (universali), che emergono attraverso la generalizzazione linguistica. Il linguaggio è essenziale per la costruzione della conoscenza, poiché permette di operare astrazioni e formulare leggi universali.

Un esempio chiave è il concetto di "triangolo": senza il termine corrispondente, ogni nuova figura triangolare richiederebbe un'analisi separata per verificarne le proprietà. Con l’uso del linguaggio, invece, una volta definito il concetto di triangolo e le sue caratteristiche, possiamo riconoscerlo immediatamente in ogni nuova situazione, risparmiando tempo e fatica nel processo di ragionamento.

I PRINCIPI DELLA REALTÀ:

Hobbes riconduce tutta l’attività mentale alla sensazione e al movimento, negando l’esistenza di una realtà immateriale distinta dal corpo. Critica Cartesio e afferma che pensiero, volontà ed emozioni sono fenomeni materiali derivanti dall’azione del corpo sul cervello. In questa visione, anche Dio non può essere considerato incorporeo, poiché tutto ciò che esiste è corporeo e il movimento è il principio fondamentale della natura.

Il bene e il male, per Hobbes, sono anch’essi ridotti a criteri materiali: il bene è ciò che favorisce la conservazione dell’individuo, mentre il male minaccia la sua sopravvivenza. Anche sentimenti come l’amore e la compassione derivano dall’istinto di autoconservazione.

Hobbes sostiene un determinismo della volontà, negando la libertà di scegliere cosa volere. La volontà umana è determinata da cause esterne e si muove necessariamente in base all’appetito (il desiderio di ottenere qualcosa) o al timore (della morte o del pericolo). La libertà si riduce quindi alla sola assenza di costrizioni fisiche nell’azione. Il suo esempio del naufrago che getta i beni in mare per salvarsi dimostra che, pur essendo una scelta volontaria, essa è inevitabilmente determinata dall’istinto di sopravvivenza.


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